Iowa & Cavatelli con fave e pomodorini




Questo blog può essere inaugurato solamente con un gruppo e solamente con un album. Questo.
2001, secondo album in studio degli Slipknot, è l'emblema dell'intera storia del gruppo. Per tutti i successivi album non si è fatto altro che dire "E' troppo poco Iowa", "Questo pezzo mi piace perchè è molto Iowa" e così via.
Ricordo che la prima volta che ne sentii parlare fu da dei miei compagni di liceo. Ricordo che erano i tempi di Napster, dei primi video su youtube e della necessitĂ  impellente di scriverti sullo zaino i nomi dei gruppi che adoravi.
Prima di Iowa, l'album piĂą metal che avessi mai ascoltato era probabilmente Bleach, dei Nirvana.

Ma con Iowa per me cambiò tutto.

Il motivo è che ha un preambolo perfetto: Peole = Shit. Cosa che a 16 anni sai perfettamente.

So di essere particolarmente ossessionata dagli Slipknot e per molti questo non sarà il perfetto biglietto da visita per poter anche solo lontanamente parlare di album metal. Non è che il pensiero mi turbi più di tanto, e non riesco neppure a spiegare perchè loro, gli Slipknot. Perchè loro e non tanti altri.

Comunque, per iniziare quest'avventura folle magari un po' ridicola, ho pensato di scegliere questo album da accompagnare ai cavatelli con pomodorini e fave. Uno dei pochi piatti che ho voglia di prepararmi anche quando sono da sola in casa, e la voglia di pensare a me stessa scema ineluttabile.

Per quattro persone (o quattro commensali, o metalheads. Vedete voi.)

Per i cavatelli:
500 g di semola rimacinata di grano duro
300 ml di acqua

Per condire:
300 g di fave decorticate e pulite
una decina di pomodorini
olio
balisico

Iniziamo con la pasta. 
Versate a fontana la farina, formando un buco al centro abbastanza capiente da contenere l'acqua. Iniziate ad impastare bagnando pian piano tutta la farina per verificare che l'umidità non sia né troppa né troppo poca. Appena vi sembra andare bene, iniziate ad impastare insistendo con i polsi per una decina di minuti (in pratica ascoltatevi tutta Disasterpiece e non frmatevi fino alla fine di My Plague).

Formate una palla, copritela con della pellicola e lasciate riposare per una mezzora. Questa fase è importante: lasciate sempre riposare la pasta! In questo modo permettere al glutine di rilassarsi. Noterete la differenza durante la lavorazione.

Nel frattempo sgranate le fave come delle brave vecchine, sciacquatele e buttatele per due minuti in acqua bollente travasandole subito dopo in acqua fredda e ghiaccio. Questo permette di fermare la cottura e mantenere il colore.

Adesso potete fare due cose: togliete la pellicina che le riveste o lasciarle così. E' preferibile toglierla perchè perchè quella pellicina rende le fave amare e più difficili da digerire. Ma a voi la scelta. Una volta fatto, mettetele su un canovaccio ad asciugare.

Ma passiamo ai cavatelli. 

Riprendete la pasta, che risulterĂ  piĂą morbida di come l'avete lasciata.
Staccatene un pezzo e formate un vermicello lungo dalla circonferenza di circa mezzo centimetro.
Tagliate tanti pezzettini lunghi circa un centimetro. Schiacciate con il pollice il centro e fate scorrere sul piano di lavoro. Ecco i cavatelli.

Visto che non sono una true, io li passo sopra il tagliere rigato. Diventano quasi degli gnocchetti serdi, ma li trovo piĂą carini.
If you're 555 I'm 666 (what's it like to be heretic)


Cavatelli pronti.

Intanto prendete i pomodorini e tagliateli a pezzetti. Fateli saltare una decina di minuti in una padella con una filo l'olio e aggiungete alla fine anche le fave. 
Fate bollire l'acqua, salate e lessate i cavatelli per qualche minuto. E' pasta fresca, quindi non ci vorrĂ  molto, ma assaggiateli per capire la cottura: visto che non saranno tutti perfettamente uguali, scolateli quando anche quelli piĂą cicciotti vi sembrano al dente.

Ora fateli saltare con i pomodorini e le fave.

Impiattate e magiateveli, magari dopo averli cosparsi con un po' di cacioricotta salata.



Anche se non amo particolarmente gli album dal vivo, adoro la verisone live di Left Behind presente nella riedizione del 2011. 

That's life. Shift.

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