Mudness & Culurgiònes alla Menta


Premessa. Sono emozionata come quando ho chiuso il mio primo tortellino.
Il motivo è che per la prima volta, oggi, ho scelto un album fresco fresco, e di qualcuno di molto importante per me.
Non sono imparziale in questo caso, ma in realtà non lo sono mai stata. Scelgo quello che mi piace.
E loro mi piacciono.
E soprattutto senza di loro Death Metal & Pasta Fresca non esisterebbe.

Gli Obsolete Theory sono un gruppo milanese nato nel 2010. Dopo una serie di cambi di formazione, e un EP autoprodotto nel 2012, solo due anni fa raggiungono l'attuale struttura, non solo in termini di componenti della band, ma anche di visione musicale e progetto.
Si perché - come si nota anche solo dal nome dei componenti del gruppo- i temi "vagamenti" lovecraftiani, esoterici, mistici e un po' psicotici si ritrovano non solo nei testi, ma anche nell'attitudine dei componenti e nell'aspetto scenico dei live. 
E quanto è bello quando un gruppo non vi propone solo della musica, ma un vero e proprio concept artistico?
Comunque, poco meno di due mesi fa è uscito il loro album d'esordio, Mudness, mixato e masterizzato da Oystein dei Borknagar e con artwork curato da Jeff Grimal dei The Great Old Ones.

Qui fa caldo. Vorrei essere al mare. Quindi ho deciso di illudermi di essere in Sardegna con un piatto di culurgiònes.

Ingredienti (per circa 60 culurgiònes):
300 g di semola rimacinata di grano duro
200 g di farina 00
250 g di acqua (più o meno)

800 g di patate
30/40 foglie di menta
250 g di pecorino (meglio metà di pecorino stagionato e metà di pecorino più morbido)
80 ml di olio d'oliva
uno spicchio d'aglio
pomodori o passata di pomodoro e basilico per condire

Iniziamo con Salmodia III, che si dia il caso essere anche la mia preferita dell'album.
Non è una cosa molto razionale e raramente le mie reazioni alla musica lo sono, ma il riff di chitarra iniziale mi mette la pelle d'oca ed è un crescendo lento in attesa che una voce mi dia un segnale, un'indicazione. E la voce arriva, ma il crescendo continuo rimane e anche il senso di ansia e frustrazione.

Se tipo state leggendo questa ricetta e avete deciso che vi piace e volete provarla, andate in cucina, mettere l'olio in una ciotolina, pulite uno spicchio d'aglio e mettetelo a insaporire l'olio per una notte. O, in alternativa pigra, potete schiacciare leggermente l'aglio e metterlo nell'olio un paio d'ore.

Comunque, mentre combattete con il desiderio di sedervi in un angolo a piangere, mettete a bollire le patate.


I nostri amici Obsoleti non sono certo famosi per il dono della sintesi, quindi ogni brano vi darà tutto il tempo necessario per immergervi completamente nella sua atmosfera. 
Alle volte questo è parecchio figo, perché, per quanto una canzone ben fatta possa tranquillamente autoconcludersi in pochi minuti, ci sono brani che invece hanno bisogno di scavarti addosso qualcosa. E quel qualcosa poi ti rimane per un po'.
Ecco. Il problema - almeno per me e con Salmodia III - è che poi quando inizia Six Horses Of Death provo un leggero senso di smarrimento. 

Daevil Wolfblood  risveglia la mia attenzione, ma ci metto un po' lasciare andare quel torpore malinconico accumulato per dieci minuti e passa.

Comunque, in attesa della morte che si avvicina, preparate la pasta dei Culurgiones.

Solita procedura. Unite le due farine creando una fontana al centro della spianatoia ed aggiungete l'acqua pian piano. Ho indicato 200 g ma potrebbero essere troppi o troppo pochi. Dovete leggermente regolarvi in base al tipo di farina che state usando. L'impasto dovrò risultare non eccessivamente morbido, liscio e sodo.
Lasciatelo a riposare coperto da una pellicola trasparente per non farlo seccare.

A questo punto il nostro secondo brano dovrebbe essere quasi giunto al termine, con un cambio ritmico e melodico, con una litania sussurrata che sembra non lasciarvi molte alternative.

I can hear its howl - louder, louder, louder - I can see its jaws - closer, closer, closer.


Tritate la menta e grattugiate il pecorino.
Schiacciate le patate, aggiustate di sale, e unite alla purea ottenuta la menta ed il pecorino. Togliete l'aglio dall'olio e unite metà di quest'ultimo al composto di patate. Amalgamate fino ad ottenere un composto omogeneo.


Nel frattempo siamo arrivati a Dawn Chant.
L'atmosfera cambia ancora, anche se sembra legata a quel sussurro finale del brano precedente. Ancora un senso di vaga impotenza, di ansia spasmodica, sorretto da riff che si ripetono fino a scavarti un buco nel cervello.
Ecco. In questo perfetto stato di abbandono e semi trans, iniziate a stendere la pasta.
Non deve essere sottilissima, se usate la macchina stendipasta, tiratela fino al penultimo. Con un coppapasta (o un bicchiere del Summer Breeze come ho fatto io) iniziate a tagliare la pasta a cerchi. Prendete il ripieno di patate e posizionatelo a montagnette all'interno della pasta tagliata.



Ora. Dovete chiuderli.
Sono brava e vi ho fatto un video della chiusura. In altro modo non so spiegarvelo.
I primi probabilmente non vi verranno benissimo, ma continuate a farli e improvvisamente le vostre dita si muoveranno da sole nel modo giusto.



Sirius' Blood vi permetterà di mantenere la concentrazione necessaria in questo momento.
Una delicata overture di Tote Arthroeat, annerita dalle chitarre di OW Raygon e Mordaul e resa più ossessionante dalla ritmica di Savanth Bolthorn. Ma a questo punto, forse per la prima volta nell'intero album, la voce di Deavil ci grazia ed esplode, ripulendoci per qualche istante da tutta quella pesante ed incessante ansia e disperazione che ci aveva soffocato fino a questo momento.

Lo so. Alle volte le mie frasi raggiungono livelli di nonsense estremi. Ma vi assicuro che la combinazione atmospheric black metal - chiusura del culurgiònes aprirà i vostri ricettori emotivi come mai prima d'ora.
Se non possedete le mie stesse turbe psichiche, sono comunque sicura che nei prossimi 12 minuti quei riff e quegli assoli vi faranno provare una sana malinconia catartica (del tipo owraygontiodiomalissimo).


Con le dosi che vi ho dato dovreste avere circa una sessantina di culurgiònes. Considerate che sette-otto a persona sono una dose decorosa. Potete comunque congelarli e cuocerli poi all'occorrenza.

Ora preparate il condimento.
Lavate e mondate i pomodori (una decina dovrebbero bastare), tagliateli a metà e togliete i semi e l'acqua di vegetazione.
Tagliate una cipolla e fatela imbiondire in una casseruola con dell'olio. Unite i pomodori e lasciate cuocere fino a quando non si saranno ben sfaldati.
Adesso passate tutto in un passa verdure, così da togliere le bucce dal resto della salsa. Rimettete la salsa sul fuoco lento.

Intanto siamo arrivati anche alla fine dell'album, che si chiude con  The God With The Crying Mask. 
Sono sicura che non l'avrete trovato di semplice ascolto. E' vero, io sono chiaramente di parte. 
Lo sono, però, non per affetto, ma perché vado pazza per questo tipo di atmosfere, questa costruzione dei brani e la loro capacità di trasmetterti sensazioni intense, anche se non confortevoli.
Ci sono volte che non ho  bisogno di mezze misure, ma voglio che quello che ascolto mi comunichi tutto intensamente e, se possibile, anche dolorosamente. Credo sia a causa di quella fondamentale funzione catartica che anche la musica dovrebbe avere.
Per questo trovo quest'album bellissimo. Punto.

Mentre vi godete i cori di chiusura, scaldate l'acqua, portatela a bollore e salate. Aggiungete i culurgiònes e lasciate lessare per circa 4 minuti. Tenderanno a venire a galla come gli gnocchi.
Una volta cotti, scolateli, e saltateli velocemente e delicatamente in padella aggiungendo la passata che avete preparato e un filo dell'olio aromatizzato che avete lasciato da parte.
Servite dopo aver cosparso abbondantemente con altro pecorino!


The time is coming for the feast of the Father,
We earned out seat on the blessed ship
We don't care if we'll die to serve our shepherds
We long for walking through the red fields of Lekhiem,
We don't fear the knife and the noose,
We don't fear the pitchforks anche the flames.



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