Sono convinta che la nostra cultura musicale sia fortemente influenzata dalle persone che incontriamo nella vita.
Un esempio è quell'amico che tutti hanno avuto nell'adolescenza che se ne usciva ogni settimana con un album nuovo da ascoltare, solitamente di un gruppo assolutamente sconosciuto ai più e ma che ci avrebbe cambiato la vita.
Bene.
Non ricordo esattamente chi mi abbia consigliato i Neurosis per la prima volta, ed in particolare quest'album. Ricordo perfettamente il periodo: ricordo che usavo ancora ICQ e che avevo i capelli neri, e probabilmente avevo già ascoltato Lateralus almeno una trentina di volte.
Per brevità mi limiterò a definirli post metal, concetto che da un lato è fin troppo vago e dall'altro addirittura riduttivo per descrivere quello che, in più di 30 anni, questi simpatici americani sono riusciti a fare.
Dall'iniziale hardcore punk, intorno agli anni 90 cambiano direzione e producono una serie di album che definirli pietre miliari della musica è poco, come Through Silver in Blood e Times of Grace.
Ma io ho scelto il loro settimo album, A Sun That Never Sets, uscito nel 2001 ad aprire quegli anni 2000 che hanno profondamente definito i miei gusti musicali.
E visto che, come avrete intuito, sono malinconica e nostalgica, ho scelto quella torta che mi ricorda quando la domenica mattina ero pronta a correre fuori dal letto per pulire la ciotola dell'impasto, battendo sul tempo mio fratello, nonostante le gambe più lunghe.
E non mi interessa che di solito la chiamano Torta Paesana, in casa Mornati è sempre stata La Torta di Latte.
Ingredienti (per una teglia da 18 cm e viene bella spessa):
500 ml di latte intero
150 gr di pane raffermo
(100 gr di amaretti)
100 gr. di biscotti secchi (200 gr per me)
50 gr. di cacao (o qualcosa di più)
50 gr di zucchero
1 uova
(40 gr di pinoli)
60 gr di uvetta
Devo fare due premesse.
Primo: ho chiesto questa ricetta ad almeno 4 persone diverse e ho avuto 4 risposte diverse. Contavo che mia mamma mi avrebbe dato una risposta definitiva, ma si è limitata a dirmi che l'ha sempre fatta "a caso".
Secondo: la versione che ho fatto io è nuts free, perché mi sembrava giusto evitare di uccidere la mia dolce metà con una torta. Quindi non ho messo gli amaretti e i pinoli, e ho aggiunto più biscotti secchi e un pochino di cacao in più.
Insomma, ho fatto a caso anch'io, prendendo spunto un po' da tutti, ma con queste dosi l'impasto aveva esattamente il sapore che volevo.
Dunque, iniziamo con Erode, l'intro che vi illuderà di star ascoltando qualcosa di semplice e allegrotto e poi The Tide, che vi riporterà con i piedi per terra.
Iniziate tagliando il pane raffermo. Nel caso non lo aveste (io ad esempio non ne ho mai), vi basterà far seccare leggermente il pane in forno.
Non faccio mistero di aver un debole per la voce di Von Till e quando inizia a cantare i questo pezzo per me ci sono sempre dei brividini inaspettati sulla schiena.
Mentre anche voi vi perdete in questa tagliante drammaticità, mettete a scaldare il latte.
Una volta caldo - ma non bollente, versatelo sul pane, mischiate a lasciate riposare e raffreddare almeno un'oretta.
Nel frattempo potete ascoltarvi From The Hill, con i suoi ben nove minuti di inconsolabile e disperata marcia.
Nel frattempo, prendete i biscotti e gli amaretti (per me, come ho detto prima, solo biscotti) aggiungete il cacao amaro e frullate tutto insieme.
Dovrete ottenere una polvere grossolona, tipo questa. Io ho lasciato qualche pezzo di biscotto intero, perché mi piace ritrovarmeli a sorpresa in una fetta, ma potete anche optare per una soluzione più omogenea.

Mentre Falling Unknown vi colpirà per la sua quasi dolce malinconia, nella successiva From Where Its Roots Run vi introdurrà in un'atmosfera tribale, dove, però, l'insistente litania continuerà ad accompagnarvi. In questo modo vi sarà più semplice concentrarvi sulla torta.
Il livello di difficoltà è rasente lo zero assoluto. Ma in realtà vi accorgerete che è molto più difficile di quello che sembra, soprattutto se volete ricostruire un determinato sapore della vostra infanzia.
Ad ogni modo, quando il latte sarà freddo, e il pane bello spappolato, unite il trito di biscotti/amaretti e cacao, e mischiate bene. Aggiungete le uova una alla volta e poi lo zucchero, fino ad amalgamare bene tutto.
Per ultimo aggiungete l'uvetta e i pinoli (che io ho omesso).
A questo punto, la tradizione materna vorrebbe che il nostro composto riposasse coperto per almeno una notte intera, per poi svegliarci alla mattina all'alba e procedere alla cottura.
Sono onesta, e ammetto che io ho lasciato riposare tutto solo una paio di ore, anche perché non ho usato del pane raffermo, quindi è risultato tutto ben amalgamato molto più in fretta.
Quindi a voi la scelta.
Mentre ci pensate, Crawl Back In non vi darà pace e anche se i ritmi sono rallentati i suoni continuano ad essere acidi e martellanti, quasi a volervi far prendere una boccata d'aria, ma senza permettervi di respirare davvero.
E la stessa sensazione claustrofobica la ritroverete in Watchfire, dove i nostri amici si lasciano andare a variazioni più psichedeliche, ma che non fuoriescono mai dagli schemi post metal (o post rock o comunque post qualcosa) che gli stessi Neurosis hanno contribuito a definire.
In ogni caso, dopo il riposo, foderate con la carta forno una teglia (la mia da 18 cm con queste dosi), scaldate il forno in modalità statica a 170°. Se volete cospargete la superficie con qualche pinolo, così da renderla più carina.
Lasciate cuocere per 45 - 60 minuti. Io ho tolto la torta dal forno dopo 50 minuti. Potete comunque fare la prova dello stecchino, anche se in alcune ricette dicono che l'interno deve rimanere molto umido, quindi non sarebbe indicativa.
Anche qui. Andate a sentimento. Per me 50 minuti sono bastati.
Lasciatela raffreddare, se riuscite, e ditemi come vi sembra. Accetto consigli e suggerimenti.
Nel frattempo potete giungere alla fine di questo album. Fine che cercherete come una liberazione. E quello stesso senso di liberazione lo ritroverete anche in Stone From the Sky. Come se volessero illuderci di poterci lasciare alle spalle quei chili di malinconia ed esasperazione che ci hanno fatto compagnia per quasi 70 minuti.
You've been shown over and over, don't you?
You've been shown over and over, don't you?







Nessun commento:
Posta un commento